Gruppi di acquisto etici:
|
|
|
|
|

Crea un Gruppo d'acquisto per i riduttori di flusso: sconti a partire dal 20% per ordini superiori a 100 riduttori per rubinetto! Scrivici
|
Per i Tuoi acquisti:

|
|
|
Avevo accompagnato a scuola la piccola
Engels, erano giornate dure.
Avevamo
perso le elezioni e la sinistra Arcobaleno
era stata cancellata dal Parlamento. La
maestra, proprio sulla porta della scuola
elementare Martiri di Reggio Emilia mi
dice: “Sua figlia si rifiuta di essere interrogata
in storia.”
Guardo Engels e le chiedo: “Cos’è questa
novità?”
Lei abbassa gli occhi a terra. Mi inginocchio
davanti a lei e le faccio una carezza:
“Dimmi, amore mio.” Lei sussurra: “Giulio
Cesare”.
Lo capisco. Guardo la maestra e le dico:
“Signora professoressa, come definirebbe
una persona che stermina un intero popolo,
donne e bambini compresi, frequenta
sadici, pedofili, stupratori e assassini dei
propri figli, e forse si è egli stesso macchiato
di uno o più di questi crimini?”
“Direi che è un criminale schifoso.”
“Bene, lei sa che Giulio Cesare nel De
Bello Gallico si vanta di aver sterminato
gli Eburoni nobile popolo d’oltralpe?”
La maestra strabuzza gli occhi.
“Ed è a conoscenza che i romani si divertivano
a vedere al circo esseri umani che
si scannavano o erano sbranati da belve?
Sa che era costume tra i patrizi scambiarsi
i figli maschi a scopo di insegnamento
e pedofilia? Sa che l’esercito romano non
prevedeva pene per gli stupratori duranti i
saccheggi delle città vinte? Sa che le famiglie
patrizie abbandonavano gran parte
delle figlie femmine per strada?”
La maestra è ammutolita, i suoi capelli
sono diventati più rossi del solito.
“Bene. Mia figlia è pronta a essere interrogata
sui crimini dell’Impero romano e
Giulio Cesare, uno dei più grandi farabutti
della storia.”
Lei aveva la bocca spalancata. Engels la
guardava con una piccola luce assassina
negli occhi.
“Dica qualche cosa, signora, sennò mi costringe
a venire qua con 10 professori della
Statale a sbugiardarla davanti al corpo
insegnante e alla scolaresca.”
La maestra si riprese con una vampata alle
guance: “Ma voi avete perso le elezioni!”
Espirai.
“Sì, signora, ma la storia di Roma è la
stessa di prima. E anche l’incazzatura dei
popoli oppressi.”
Fu allora che evidentemente capì che stava
camminando sulla dinamite. Si riprese
e disse: “Va bene, Engels, oggi ti interrogherò
sulla lezione che ti ha preparato tuo
padre.”
Guardai la maestra. Guardai mia figlia.
Ci capimmo.
Dieci minuti dopo stavo inzuppando la
mia brioche santa del mattino in un ricco
cappuccino e leggevo che Montezemolo
aveva detto che i padroni sono più vicini
agli operai del sindacato.
Minchia! A questi la sconfitta elettorale
delle sinistre ha fatto l’effetto di una pera
di cocaina!
Si sentono autorizzati a dire qualsiasi stronzata. |
La Luisa è una donna decisa. Una
volta, quando lavorava in fabbrica,
un capetto le mise una mano sul
posteriore senza autorizzazione. Lei
gliela ruppe con una chiave inglese.
|
Quasi le mie letture le avessero evocate,
due ombre mi oscurano il quotidiano.
Alzo la faccia e mi vedo davanti Sacco e
Vanzetti, vestiti di nero come due corvi
con scritta in viso un’espressione minacciosa
tipo: abbiamo perso le elezioni, non
triturateci le palle che mordiamo.
Ma lo sapete che io per una battuta sono
disposto a vendere mia madre. Così li ho
guardati e ho detto: “Cosa sono quelle
facce? Cos’è successo? Sembrate due il
giorno dopo che Berlusconi ha vinto!”
Non riuscirono neanche a ringhiare.
Mi fecero pena.
“Ok, ho capito il Capo vuole vedermi…” |
Vanzetti mormorò: “Ecco.”
Quando arrivai alla sede del Sindacato
Metalmeccanici si sentivano le urla del
Capo fino in strada. Quando entrai nel suo
ufficio stava sbavando. Non era una cosa
bella da vedere.
“Toni?! Hai sentito quel che ha detto
Montezemolo?!?!”
“Sì, Capo.”
“Ma ti rendi conto! Questi vogliono provocare.
Il giorno dopo questo disastro elettorale
ti vengono a sfrugugliare. Non basta
che siamo morti, vogliono pure pisciarci
sulla tomba!”
Non resistevo a continuare a sentirlo lamentarsi
come una lontra ferita: “Dimmi
cosa vuoi che faccia.”
“La prima ipotesi alla quale ho pensato
era di organizzare un bel gruppetto di
veterani che sterminassero con i mitra un
po’ di feccia capitalista. Poi però mi sono
ricordato che la violenza è inutile e pure
faticosa e ho elaborato un progetto alternativo.”
Tirai un sospiro di sollievo. Non
avevo proprio voglia di mettermi a sparare.
Sicuramente non con il mitra che è antiquato.
Al massimo avrei usato un fucile
con un buon cannocchiale. Oggi ne fanno
di elettronici che non puoi sbagliare, ti fanno
in automatico anche il calcolo del vento
e la correzione della traiettoria.
Il capo si passò la mano sul mento.
Poi riprese a parlare: “No, Toni, non torneremo
sulle montagne. Ma se devo crepare
sotto i berlusconiani voglio almeno sapere
perché. E voglio vedere se tu riesci a trovare
la risposta a questa domanda: ha vinto
Berlusconi solo perché siamo in mano
a un gruppo di coglioni oppure qualcuno
si è venduto l’anima al diavolo e ha fatto
di tutto per perdere?”
Poi il suo sguardo si
perse lontano. E vidi come una fitta di dolore
passargli sul viso. Poi aggiunse: “Ma
ti rendi conto: Fini vice premier! Ringrazio
Dio che mio padre sia già morto, per lui
sarebbe stato un dolore troppo grande.”
Mentre me ne andavo riflettevo per l’ennesima
volta che quando c’è da fare sesso
con le ragazze dei call center a me non mi
chiamano mai.
Io mi becco solo incarichi rognosi.
Mia nonna diceva: c’è sempre qualcuno
che sa come sono andate le cose e due
volte su tre è una donna.
Quindi mi misi a cercare una donna che
potesse sapere.
“Ma cosa vuoi sapere?” Mi chiese la Luisa
con quel suo tono perentorio.
La Luisa è una donna decisa. Una volta,
quando lavorava in fabbrica, un capetto
le mise una mano sul posteriore senza
autorizzazione. Lei gliela ruppe con una
chiave inglese. |
 |
Le Avventure di Toni Barra continuano qui... |
INDICE del n. 2

|

Prendi al volo le opportunità di lavoro nelle ecotecnologie!
|
Consultazione rapida dei nostri siti - Internet site
|
|
|