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ENERGIA PULITA E NUOVI STILI DI VITA

INDICE del n. 2
COPERTINA - EDITORIALE - Perché non ha senso costuire CENTRALI NUCLEARI - CACAO Il quotidiano delle BUONE NOTIZIE - NON E' VERO CHE TUTTO VA PEGGIO Come si diventa ECOLOGICAMENTE PAZZI - COME SI BACIA UNA RAGAZZA - EMORROIDI SOLIDALI - LE AVVENTURE DI TONI BARRA

LE AVVENTURE DI
INVESTIGATORE PRIVATO AL SERVIZIO
DEL SINDACATO METALMECCANICI
 

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Avevo accompagnato a scuola la piccola Engels, erano giornate dure.
Avevamo perso le elezioni e la sinistra Arcobaleno era stata cancellata dal Parlamento. La maestra, proprio sulla porta della scuola elementare Martiri di Reggio Emilia mi dice: “Sua figlia si rifiuta di essere interrogata in storia.” Guardo Engels e le chiedo: “Cos’è questa novità?” Lei abbassa gli occhi a terra. Mi inginocchio davanti a lei e le faccio una carezza: “Dimmi, amore mio.” Lei sussurra: “Giulio Cesare”.
Lo capisco. Guardo la maestra e le dico: “Signora professoressa, come definirebbe una persona che stermina un intero popolo, donne e bambini compresi, frequenta sadici, pedofili, stupratori e assassini dei propri figli, e forse si è egli stesso macchiato di uno o più di questi crimini?” “Direi che è un criminale schifoso.”
“Bene, lei sa che Giulio Cesare nel De Bello Gallico si vanta di aver sterminato gli Eburoni nobile popolo d’oltralpe?”
La maestra strabuzza gli occhi.
“Ed è a conoscenza che i romani si divertivano a vedere al circo esseri umani che si scannavano o erano sbranati da belve? Sa che era costume tra i patrizi scambiarsi i figli maschi a scopo di insegnamento e pedofilia? Sa che l’esercito romano non prevedeva pene per gli stupratori duranti i saccheggi delle città vinte? Sa che le famiglie patrizie abbandonavano gran parte delle figlie femmine per strada?” La maestra è ammutolita, i suoi capelli sono diventati più rossi del solito. “Bene. Mia figlia è pronta a essere interrogata sui crimini dell’Impero romano e Giulio Cesare, uno dei più grandi farabutti della storia.”
Lei aveva la bocca spalancata. Engels la guardava con una piccola luce assassina negli occhi. “Dica qualche cosa, signora, sennò mi costringe a venire qua con 10 professori della Statale a sbugiardarla davanti al corpo insegnante e alla scolaresca.”
La maestra si riprese con una vampata alle guance: “Ma voi avete perso le elezioni!” Espirai.
“Sì, signora, ma la storia di Roma è la stessa di prima. E anche l’incazzatura dei popoli oppressi.”
Fu allora che evidentemente capì che stava camminando sulla dinamite. Si riprese e disse: “Va bene, Engels, oggi ti interrogherò sulla lezione che ti ha preparato tuo padre.” Guardai la maestra. Guardai mia figlia. Ci capimmo.

Dieci minuti dopo stavo inzuppando la mia brioche santa del mattino in un ricco cappuccino e leggevo che Montezemolo aveva detto che i padroni sono più vicini agli operai del sindacato. Minchia! A questi la sconfitta elettorale delle sinistre ha fatto l’effetto di una pera di cocaina!
Si sentono autorizzati a dire qualsiasi stronzata.


La Luisa è una donna decisa. Una volta, quando lavorava in fabbrica, un capetto le mise una mano sul posteriore senza autorizzazione. Lei gliela ruppe con una chiave inglese.

Quasi le mie letture le avessero evocate, due ombre mi oscurano il quotidiano.
Alzo la faccia e mi vedo davanti Sacco e Vanzetti, vestiti di nero come due corvi con scritta in viso un’espressione minacciosa tipo: abbiamo perso le elezioni, non triturateci le palle che mordiamo.
Ma lo sapete che io per una battuta sono disposto a vendere mia madre. Così li ho guardati e ho detto: “Cosa sono quelle facce? Cos’è successo? Sembrate due il giorno dopo che Berlusconi ha vinto!” Non riuscirono neanche a ringhiare.
Mi fecero pena.
“Ok, ho capito il Capo vuole vedermi…”
Vanzetti mormorò: “Ecco.”
Quando arrivai alla sede del Sindacato Metalmeccanici si sentivano le urla del Capo fino in strada. Quando entrai nel suo ufficio stava sbavando. Non era una cosa bella da vedere.
“Toni?! Hai sentito quel che ha detto Montezemolo?!?!”
“Sì, Capo.”
“Ma ti rendi conto! Questi vogliono provocare. Il giorno dopo questo disastro elettorale ti vengono a sfrugugliare. Non basta che siamo morti, vogliono pure pisciarci sulla tomba!”
Non resistevo a continuare a sentirlo lamentarsi come una lontra ferita: “Dimmi cosa vuoi che faccia.” “La prima ipotesi alla quale ho pensato era di organizzare un bel gruppetto di veterani che sterminassero con i mitra un po’ di feccia capitalista. Poi però mi sono ricordato che la violenza è inutile e pure faticosa e ho elaborato un progetto alternativo.”
Tirai un sospiro di sollievo. Non avevo proprio voglia di mettermi a sparare. Sicuramente non con il mitra che è antiquato. Al massimo avrei usato un fucile con un buon cannocchiale. Oggi ne fanno di elettronici che non puoi sbagliare, ti fanno in automatico anche il calcolo del vento e la correzione della traiettoria.
Il capo si passò la mano sul mento. Poi riprese a parlare: “No, Toni, non torneremo sulle montagne. Ma se devo crepare sotto i berlusconiani voglio almeno sapere perché. E voglio vedere se tu riesci a trovare la risposta a questa domanda: ha vinto Berlusconi solo perché siamo in mano a un gruppo di coglioni oppure qualcuno si è venduto l’anima al diavolo e ha fatto di tutto per perdere?”
Poi il suo sguardo si perse lontano. E vidi come una fitta di dolore passargli sul viso. Poi aggiunse: “Ma ti rendi conto: Fini vice premier! Ringrazio Dio che mio padre sia già morto, per lui sarebbe stato un dolore troppo grande.”
Mentre me ne andavo riflettevo per l’ennesima volta che quando c’è da fare sesso con le ragazze dei call center a me non mi chiamano mai. Io mi becco solo incarichi rognosi. Mia nonna diceva: c’è sempre qualcuno che sa come sono andate le cose e due volte su tre è una donna. Quindi mi misi a cercare una donna che potesse sapere.
“Ma cosa vuoi sapere?” Mi chiese la Luisa con quel suo tono perentorio. La Luisa è una donna decisa. Una volta, quando lavorava in fabbrica, un capetto le mise una mano sul posteriore senza autorizzazione. Lei gliela ruppe con una chiave inglese.

Le Avventure di Toni Barra continuano qui...