Le scorie nucleari vengono classificate
in tre livelli a seconda della loro
attività radioattiva.
Quelle di terzo livello sono le ceneri scaturite
dalla combustione dell’uranio nei
reattori, e per il loro stoccaggio è prevista
la vetrificazione e il deposito in bunker
sotterranei realizzati in maniera tale da
non permettere la fuoriuscita del materiale
radioattivo. Queste scorie possono
decadere anche in 100.000 anni, e il plutonio
può esigerne addirittura 250.000.
Ora, se nel mondo esistono oltre settanta
depositi dove sistemare le scorie a bassa
e media radioattività - quelli europei si
trovano a Le Hague (Francia), Sellafield
(Gran Bretagna), Oskarshamn (Svezia) e
Olkiluoto (Finlandia) -, non esiste ancora
in Europa un luogo sicuro ove procedere
allo stoccaggio delle scorie ad alta attività
senza alcun rischio per la salute e
l’ambiente, per non parlare del rischio di
possibili incidenti, attentati terroristici e
calamità naturali, tutte possibili fonti di
disastri lungo un arco temporale estremamente
dilatato.
Ad oggi, in tutto il mondo, mentre le 439
centrali in funzione continuano ad accumulare
tonnellate di scorie (2300 ogni
anno nei soli Stati Uniti), si è individuato
un deposito geologico, sotto il monte
Yucca, nel Nevada meridionale, dove
trasportare e interrare oltre 70.000 tonnellate
di rifiuti radioattivi speciali.
Solo per gli studi preliminari del terreno
e il progetto sono stati spesi circa 7
miliardi di dollari; per la costruzione del
deposito, si prevede una spesa di almeno
58 miliardi di dollari. Si tratta poi di
trasferirvi il materiale radioattivo, attualmente
conservato in 131 depositi sotterranei
distribuiti in 39 stati: per il trasporto
occorreranno 4600 treni e autocarri che
dovranno attraversare 44 stati. A quanto dicono gli esperti, quando questo
deposito sarà ultimato (con tutta probabilità
dopo il 2010), si sarà accumulata
una quantità tale di scorie radioattive da
richiedere la costruzione di un altro deposito.
Sostengono inoltre che, in base a
studi scientifici effettuati da commissioni
non-governative, sarà impossibile impedire
a lungo termine infiltrazioni di acque
sotterranee nel deposito.
In Italia sono rimasti, dopo la chiusura
delle centrali nucleari, 55000 metri cubi
di scorie radioattive, 35000 dei quali
sono conservati nelle centrali in attesa
di demolizione. Il resto è conservato in
altri siti, principalmente negli impianti
di Saluggia in Piemonte e Casaccia nel
Lazio.
Il deposito di Saluggia, dove vengono
tenuti 1500 metri cubi di scorie altamente
radioattive, si trova sulle sponde della
Dorea Baltea, a due chiilometri dalla
confluenza con il Po, in una zona a forte
rischio di alluvione, sopra le più importanti
falde acquifere del Piemonte.
Circa 1500 tonnellate di scorie altamente
radioattive, prodotte dal combustibile
nucleare usato nelle centrali nucleari
italiane, sono state inviate nell’impianto
di ritrattamento di Sellafield in Gran
Bretagna per estrarne uranio e plutonio.
Ciò che rimane è un materiale altamente
radioattivo a periodo di dimezzamento
lunghissimo, ammontante a circa 600
tonnellate, che l’Italia deve provvedere a
stoccare in condizioni di sicurezza.